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, , - Postato su 25 Giugno 2026

Fundación El Árbol e come costruire un futuro senza plastica in Cile

In occasione del decimo anniversario di Break Free From Plastic, l'esperienza della Fundación El Árbol dimostra come il cambiamento globale inizi nelle comunità. Proveniente dal sud del Cile, l'organizzazione si è fatta promotrice del riconoscimento dei raccoglitori di rifiuti locali, ha promosso modelli a zero rifiuti e ha costruito alleanze che oggi alimentano un movimento globale contro l'inquinamento da plastica.

Liberati dalla plastica
membri della Fundación el Arbol

A Concepción, nel sud del Cile, 12 anni fa un gruppo di persone decise che la crisi ambientale non poteva essere affrontata unicamente attraverso la conservazione della natura. Era necessario anche esaminare il nostro modo di vivere, produrre, consumare e interagire con l'ambiente. Nacque così la Fundación El Árbol, un'organizzazione che si occupa di temi quali i rifiuti zero, l'economia rigenerativa e la valorizzazione dei raccoglitori di rifiuti locali.

Per Milton Neira, direttore esecutivo dell'organizzazione, la missione rimane attuale oggi come lo era al momento della sua fondazione: "La Fundación El Árbol è stata fondata con lo scopo di riequilibrare il rapporto tra persone, società e natura". Questo equilibrio si esprime attraverso tre linee di intervento. La prima mira alla rigenerazione sociale e ambientale degli ecosistemi. La seconda promuove economie rigenerative e un lavoro dignitoso, soprattutto per i raccoglitori di rifiuti locali. La terza, infine, promuove strategie a rifiuti zero per ridurre la produzione di rifiuti e trasformare il modo in cui le comunità interagiscono con essi.

La plastificazione della vita quotidiana

Tuttavia, per l'organizzazione, esiste una sfida trasversale a tutti questi ambiti: la crescente dipendenza dalla plastica. Quando Milton Neira parla di questo materiale, lo fa da una prospettiva che va oltre la gestione dei rifiuti. Per lui, la diffusione della plastica rappresenta una profonda trasformazione della vita moderna. "Crediamo che uno dei principali fattori che ci destabilizza nella vita quotidiana, soprattutto in ambito urbano, sia la plastificazione della vita di tutti i giorni", afferma.

Dal suo punto di vista, il problema non si limita all'inquinamento visibile; riguarda anche la disconnessione che esso crea da stili di vita più strettamente legati alla natura e da pratiche che, fino a pochi decenni fa, erano la norma. "Siamo diventati dipendenti da una tecnologia degli ultimi 50 anni, delle cui conseguenze a lungo termine non siamo ancora pienamente consapevoli", sostiene.

Questa riflessione è particolarmente rilevante in Cile, dove i progressi normativi hanno posizionato il Paese come leader regionale nella lotta contro la plastica monouso. Tuttavia, per organizzazioni come la Fundación El Árbol, una vera trasformazione richiede più che semplici leggi: richiede profondi cambiamenti culturali.

Riconoscere i raccoglitori di rifiuti a livello locale

Tra i risultati più significativi che l'organizzazione ha conseguito negli ultimi 12 anni c'è la maggiore consapevolezza del ruolo dei raccoglitori di rifiuti a livello locale. "Crediamo che siano stati fatti progressi in termini di coordinamento, autonomia e indipendenza per i raccoglitori di rifiuti", osserva Neira.

Molto prima che i dibattiti sull'economia circolare entrassero a far parte dell'agenda pubblica, la Fundación El Árbol promuoveva già iniziative volte a riconoscere il valore ambientale e sociale di coloro che recuperano materiali riciclabili e contribuiscono quotidianamente a impedire che migliaia di tonnellate di rifiuti finiscano in discarica.

Questo lavoro è stato accompagnato da un crescente impegno per il riutilizzo e il riciclo, pratiche che l'organizzazione considera essenziali per ridurre la dipendenza dai prodotti usa e getta. "Il riutilizzo è un'azione fondamentale che ogni cittadino può compiere", spiega.

Dalle parole ai fatti

Una delle maggiori sfide che l'organizzazione si trova ad affrontare è quella di spingere le persone a passare dalla preoccupazione per l'ambiente all'azione quotidiana. Neira riconosce che c'è una maggiore consapevolezza dei problemi legati ai rifiuti, ma avverte che l'idea che la spazzatura sia responsabilità di qualcun altro persiste ancora. "Le persone possono capire il messaggio, parlarne e persino essere d'accordo. Ma compiere il passo decisivo verso l'azione è una sfida enorme", afferma.

Ciononostante, intravede segnali incoraggianti. Sempre più persone stanno adottando abitudini come portare con sé bottiglie riutilizzabili, thermos o le proprie posate. Si tratta di piccoli cambiamenti che contribuiscono a contrastare la cultura dell'usa e getta e aprono la strada a trasformazioni più profonde.

Tuttavia, mantiene una visione critica del panorama globale. "Tutto ciò che facciamo potrebbe essere solo una facciata se non limitiamo la produzione di plastica", avverte. Per lui, ridurre drasticamente la produzione rimane la misura più importante per affrontare una crisi che continua a crescere su scala globale.

Rifiuti zero: una possibile soluzione

Mentre molti comuni si trovano ad affrontare crescenti difficoltà nella gestione dei rifiuti, la Fundación El Árbol insiste sul fatto che esistano alternative valide. L'organizzazione promuove l'approccio "rifiuti zero" non solo come filosofia ambientale, ma anche come strategia pratica con benefici economici, sociali e ambientali.

Neira immagina città in cui la stragrande maggioranza dei rifiuti organici venga compostata e in cui i materiali rimanenti possano essere riutilizzati, riciclati o mantenuti all'interno dei cicli produttivi. "I rifiuti diventerebbero un ricordo del passato", afferma.

La proposta assume particolare rilevanza nella regione cilena del Biobío, dove la graduale chiusura delle discariche sta costringendo le amministrazioni locali a cercare nuove soluzioni. "Attualmente, i costi logistici della gestione dei rifiuti sono molto elevati e le discariche vengono chiuse. La soluzione è zero rifiuti", afferma.

Dieci anni di una rete globale

La storia della Fundación El Árbol è profondamente intrecciata con quella di Break Free From Plastic. L'organizzazione è stata una delle prime in America Latina e nei Caraibi ad aderire al movimento e fa parte della rete sin dalla sua nascita nella regione.

La decisione è stata naturale. "Dodici anni fa, a Concepción, quasi nessuno era consapevole del problema dei rifiuti, e gran parte di questi rifiuti era costituita da plastica. Quando si è presentata l'opportunità di entrare a far parte di una rete che mirava a eliminare gradualmente la plastica, abbiamo aderito immediatamente", ricorda Neira.

Per lui, il valore del BFFP va ben oltre il coordinamento politico. "C'è uno scambio di conoscenze, esperienze e strumenti che ci rafforza come rete, ma anche come singole organizzazioni", spiega.

Nel corso dell'ultimo decennio, il movimento è riuscito a collegare le lotte locali a una causa globale, consentendo la condivisione di esperienze positive e il loro adattamento a contesti diversi. "Il risultato principale di Break Free From Plastic è stato quello di connettere le organizzazioni attorno a una causa che trascende i problemi immediati che affliggono le loro comunità", afferma.

La rete ha inoltre contribuito a generare progetti concreti, a rafforzare le capacità organizzative e a fornire informazioni strategiche per affrontare una delle sfide ambientali più urgenti del nostro tempo.

Un trattato globale sulla plastica ad alto potenziale

Mentre i negoziati per un trattato globale sulla plastica procedono, la Fundación El Árbol segue il processo con interesse, ma anche con preoccupazione.

Neira ritiene che l'accordo debba affrontare il problema alla radice: la produzione. "È necessario un impegno chiaro per una drastica riduzione della produzione di plastica, puntando alla sua eliminazione graduale e prevedendo una transizione equa", afferma.

Avverte inoltre che non dovrebbe essere così facile per un piccolo numero di paesi bloccare il consenso. Le norme attuali consentono ai paesi con scarse ambizioni o a quelli influenzati dall'industria petrolchimica di ostacolare il progresso.

Per le organizzazioni che si occupano quotidianamente di questo tema, il trattato rappresenta un'opportunità storica per promuovere cambiamenti strutturali che integrino gli sforzi a livello locale.

Pensa globalmente agisci localmente

L'esperienza della Fundación El Árbol dimostra che le soluzioni non nascono solo da negoziati internazionali o nelle grandi città. Si costruiscono anche nelle comunità che sperimentano nuovi modi di gestire i rifiuti, rafforzare le economie locali e riconnettersi con la natura. L'organizzazione rimane impegnata nelle partnership con comuni, organizzazioni sociali e reti internazionali per dimostrare che la transizione verso modelli a rifiuti zero è possibile.

E mentre questa trasformazione procede, il messaggio che Milton Neira condivide rimane semplice e diretto: "Pensateci bene prima di accettare un oggetto di plastica. Considerate l'alternativa di rifiutarlo. Non è così difficile". Un invito che riassume sia la filosofia della Fundación El Árbol sia lo spirito che ha guidato il movimento Break Free From Plastic per un decennio: riutilizzare, riciclare, rifiutare il superfluo e lavorare collettivamente per costruire un futuro in cui l'inquinamento da plastica non faccia più parte della vita quotidiana.

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